Oi athenaioi… li mortacci vostri!

Diario surreale di un'ipernervosa ormai cronica


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Brutture e inciviltà sdrucite

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Lo Sdrucito, da quando lo Scaldabagno si è trasferito nella casa che ha acquistato e ristrutturato, è diventato di un’inciviltà estrema.

Il Venerdì santo mi sono trovata un enorme cumulo di terra sul confine tra i nostri giardini (che, ahimè, non sono separati da niente). Credendo che appartenesse al cantiere accanto, ho pazientato, pensando che dopo Pasqua sarebbe sparito.

Al ritorno dalle vacanze di Pasqua lo schifo era ancora lì, più imponente che mai.

Con le piogge torrenziali dei giorni successivi un’oscena colata di fango marrone si è poi riversata nel mio prato, bruciandone una parte. Nel frattempo, gli operai del cantiere di fianco mi hanno distrutto parte dei gigli arancioni rovesciando della terra e dei sassi con la ruspa. Al che ho chiamato l’impresa edile che ha fatto pulire tutto e che mi ha spiegato che la collina di terra a confine non era opera loro, ma dell’Ingegner Sdrucito.
Intanto la terra ha continuato a scendere verso il mio giardino e i figli dello Sdrucito e la figlia dello Scaldabagno hanno completato l’opera, utilizzando amabilmente l’ammasso come sabbiera e calpestando il tutto con vivace indifferenza. La stessa furbesca indifferenza ostentata dallo Sdrucito che – non so se completamente idiota o decisamente stronzo (ma molto probabilmente entrambe le cose) – ha mostrato di non notare il disastro malgrado ogni giorno facesse qualche lavoro proprio nei dintorni.

Il 7 maggio, esasperata e incalzata da L. e dalla mia cara vicina, indignata da questo vulgar display of indifference del bel fioeu, ho messo da parte il mio orgoglio (mi rugava alquanto che notasse che avevo ancora il suo numero) e – su dettato di L. – gli ho scritto un SMS:

«Ciao C., ti scrivo perché da Venerdì santo mi sono trovata senza alcun preavviso un Golgota [questo però è copyright mio] di terra che in parte mi aveva invaso il cestone del verde. Ora, con la pioggia dei giorni scorsi e i giochi dei bambini, sta lentamente e inesorabilmente invadendo il mio prato e soffocando l’erba. Puoi cortesemente dirmi quando e come intendi porre rimedio a questa spiacevole situazione? Qualora la prossima volta dovessi effettuare dei lavori sul confine con il mio fondo, ti pregherei di volermene parlare prima. Grazie e saluti, Ella von Matsch»

Sua risposta:

«Ciao Ella, mi scuso e porrò rimedio stasera. Buona serata! C.»

Dopodiché L. e io ci siamo messi a bere l’aperitivo in giardino seduti sulle sdraio e abbiamo notato che stava spalando la terra.
La mattina dopo, alle 8.02, mi arriva il seguente messaggio:

«Ciao Ella, ieri ho tolto la terra dal tuo prato. Fammi per favore sapere quando possiamo trovarci così vediamo come sistemare in modo definitivo. […] Stamattina sono in ufficio e possiamo discuterne, se hai tempo. Buona giornata e a presto.»

Mia risposta:

«Ciao, grazie. Purtroppo oggi e domani saranno giornate campali… magari se hai tempo prossimamente. Buona giornata! Ella»

Sua risposta:

«Ciao, allora aspetto una tua proposta. Buona giornata e a presto! …e auguri per le giornate impegnative! C.»

(se avessi avuto gli attributi maschili, ammetto che una grattatina me la sarei data volentieri)

La cosa più divertente è che una settimana dopo L. è andato in giardino a controllare e si è messo a scuotere la testa perplesso. Poi ha alzato la testa e ha notato lo Sdrucito che lo guardava dal balcone. Allora lo ha salutato con un bel sorriso, ma lo Sdrucito – non appena L. è rientrato in casa – è corso in giardino e si è messo di nuovo a spalare.
Paura, eh? Che poi non capisco perché continui a spiarlo. Ogni volta che L. è in giardino lo Sdrucito lo osserva e poi, se L. lo guarda di rimando, distoglie lo sguardo.

Comincio a pensare che sia gay represso e che si sia innamorato del mio uomo.

Ah, ovviamente la mia proposta la sta ancora aspettando. From here to eternity.

Ma vafancul.


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Gossip


Mamma mia, stamattina mi sono accorta che lo Scaldabagno* ha parcheggiato il suo osceno furgone bianco (vedasi immagine sopra) vicino alla mia auto… ho subito controllato se non me l’ha bollata.
Non riesco a capacitarmi di come una donna (vabbè, si fa per dire) possa guidare una macchina del genere.

A questo punto era davvero meglio il caro, vecchio Fiorino!

* che a breve si trasferirà con lo Sdrucito nella vecchia casa che lui sta ristrutturando e che ora vive con lui nella casa di fronte alla mia (che spero non venga poi affittata a degli incivili).
Proprio come avevo previsto da mesi alla mia cara vicina, anche lei sconvolta da tanto orrore, ma soprattutto dalla maniera assolutamente esecrabile in cui lei si concia.

Che bruttura, che inciviltà!


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Ch-ch-ch-changes…

Sarà che sto irrimediabilmente invecchiando, anzi sono già vecchia, ma non posso più dire che la mia icona di stile sia la Principessa Ereditaria Mary di Danimarca. È diventata così… noiosa, quasi matrona.

E quindi, eccomi orfana. Claudia Schiffer resta sempre un punto di riferimento e anche – per certi versi – Dita von Teese. Però ora come ora non ho più una musa.

Non è estremamente drammatico tutto ciò?


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Inverno

È stato il monoscopio della Televisione della Svizzera italiana (ora RSI) a plasmare il mio gusto in fatto di musica classica.
Ascoltavo Bach e mi immaginavo di essere una principessa morta composta nella bara. Ancora adesso, quando sento la partita BWV 1013 nelle giornate di pioggia, mi immagino la stessa scena.
E nessun principe viene a svegliarmi, tanto sono morta.

Per me non c’è un lieto fine.


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Ivi, VI, II, XII…

Probabilmente ho una passione per le regine perché da piccola, ancora prima di guardare Lady Oscar in TV (avrò avuto 4 o 5 anni), leggevo l’Enciclopedia delle vite illustri del Dott. Cesare Resmini.

Ricordo che, tra me e me, pensavo che con dei cognomi del genere (che io leggevo «i», «i-ics», «viii») per forza dovessero essere tutti imparentati e che «ivi» fosse il luogo dove moriva gran parte di loro, insomma una specie di cimitero di monarchi.


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Sorellaggine

Questo post mi ha illuminata.
E io adesso non permetterò mai più che cerchino di ammazzarmi perché non sono mediocre come loro.

lemargheritine

Da meno di una settimana sono discesa all’isola per la consueta dodici giorni di passione.
In realtà si tratta di una cosa super simpatica: io passo dodici giorni di carcere duro qui e, incredibilmente, questo condona  tutto e mio padre può usare per altri dodici mesi la sua frase preferita: “purtroppo qui non c’è futuro, per questo se n’è andata, ma lei è innamorata di questa terra…”
Sì, suca.
Per quindici anni dal 2001 al oggi, ogni primavera, è scattata la grande caccia all’alibi: l’occupazione estiva con cui giustificare il fatto che, accidentissimo, anche quell’estate avrei potuto fare non più di una manciata di giorni, mannaggia ai pesci. Ci ho fatto entrare di tutto: esami, corsi di formazione, lavori veri e simulati…tutto.
Temo che, a un certo punto, anche ai più scarsamente dotati membri del mio parco parenti sia iniziato a balenare il sospetto che io  in fondo avrei accettato volentierissimo  anche un…

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Forse il concetto non è chiaro…

Stavo pensando che devo ricordare a me stessa qualche concetto.

In bicicletta senza rotelle ho cominciato ad andare a due anni e mezzo, dopo avere convinto mio fratello a togliermele perché mi impedivano.
A leggere e a scrivere ho imparato a 3 anni mezzo, praticamente da autodidatta, perché il figlio della mia adorata tata aveva tre anni più di me e io sillabavo e facevo gli esercizi di scrittura insieme a lui. Tanto che mia madre, una sera, mi trovò sul letto a leggere La Stampa di Torino ad alta voce. I calcoli non li so fare ancora adesso. Anzi, mi vanto di riuscire a sbagliarli anche con la calcolatrice.

Già alle medie avevo le idee chiare: liceo linguistico prima e poi scuola interpreti.
Nella mia scuola mi ricordano ancora adesso (tanto che i figli della mia prof. di storia e filosofia continuano a dirmi che la loro augusta genitrice mi ricorda sempre con stima e come una con le palle): avevo un rendimento impeccabile – a parte in matematica – tanto da potermi permettere di fare la caricature agli insegnanti e poi di regalargliele.
Mi sono laureata In Interpretazione alla terrificante SSLMIT di Trieste (vecchissimo ordinamento, prima lingua tedesco, seconda lingua neerlandese – ora Peppe potrà facilmente scoprire chi sono). Sì, quella a numero chiuso, dove in centinaia provavano a entrare ma soltanto una trentina ci riusciva. E io sono stata tra quelli. Passato al primo colpo, nonostante le varie gufate di chi al mio liceo non ce l’aveva fatta.

Ho iniziato a lavorare prima di laurearmi, non ho mai fatto un giorno da dipendente in vita mia e, in fondo, faccio quello per cui ho studiato.
Parlo cinque lingue, non sono poi da buttare via fisicamente e, malgrado sia eccentrica, abbia un carattere non proprio accomodante e dei gusti non esattamente popolari, credo di essere fondamentalmente una brava persona.
La mia vita non è stata certo un letto di rose, ma mi sono sempre rialzata con estrema dignità a ogni tegola in testa ricevuta (forse grazie alla mia esperienza come kendoka e alla mia passione per le regine sfortunate), e anche soltanto per questo merito respek.
Il trionfo della volontà.

Questo non è un post sul tema «Io so’ io e voi nun siete un cazzo», però finitela di sfrantumarmi i maroni.

Bitches, I’m Ella von Matsch. Siete avvisati.